2 racconti

2003
VIAGGIO DI UN POVERO LETTERATO 2
I
E' fatta, sono le sei del mattino quando con la bicicletta e lo zainetto imbocco la strada per Castenedolo: dentro lo zaino una copia del mio Panzini favorito, spazzolino, camicia e t-shirt di ricambio.
Appuntamento il giorno dopo: mia moglie con l'autovettura mi aspetta a Concordia, bassa modenese.
L'aria è fresca e una leggera brezza benaugurante mi sospinge.
II
Sono fortunato, poco dopo Castiglione decido di fare la prima sosta, c'è un barettone che a mezzogiorno si trasforma in trattoria per camionisti:
" Signora, cappuccio e brioche".
Vicino a me, accanto al banco una persona di circa trent'anni, con il casco da ciclista penzolante alla cintura e vestito nero con cravatta nera: ha appena spiegato con successo alla barista come vuole il suo caffelatte.
III
Si sente rinato, sentendosi salutato nella sua lingua madre: certo, cicleremo insieme fino a Goito,
dove lui punterà ad ovest e io tirerò dritto per Mantova.
Rimango un po' deluso dalla rivelazione che il censimento di tutti i nostri antenati (condizione per entrare nel paradiso dei mormoni) non ha ancora elencato tutti gli italiani: quanto alla mia convertibilità, questo giovane missionario non si fa alcuna illusione.
IV
"Fratello John, queste piane hanno visto una lunga serie di battaglie, tra i canali e i filari degli alberi."
La sua ancora giovane età gli permette di non sentire il peso della storia e di continuare imperterrito, anche sotto il sole che ora si è fatto rovente.
V
Per me una sosta è indispensabile: a Goito il fiume invita a fermarsi lungo le rive ombreggiate.
C'è un grande via vai di anatre, cigni, ogni tipo di animali acquatico-terrestri: un cinese sceso da un'alta bicicletta guarda, non capisco se con famelica avidità o semplice curiosità, un gruppo di nutrie che nuotano allegramente.
VI
La sosta serve anche per una rigenerante colazione, e per una successiva dopo sosta: pochi chilometri mi separano dalla meta della mia prima giornata, una vecchia locanda dove buttarmi stremato a dormire, nelle vicinanze di Mantova.
VII
Vi arriverò quando le ombre della sera sono già lunghissime sull'orizzonte.
Non è un albergo a cinque stelle, c'è una signora tuttofare che mi dà una specie di chiave medievale
per la mia stanz(etta) e mi dice che se mi spiccio posso ancora cenare.
VIII
Ah, vecchie trattorie scomodissime e fuori moda, dove scoprite che la stessa signora è anche provetta nel fare la pasta  e altre delizie .
Non lontano da voi una coppia non più giovane, un paio di autostoppisti norvegesi e una grassa signora sulla quarantina, che nasconde il solito cagnolino sotto il tavolo.
IX
La televisione è in un angolo, fortunatamente guasta. La signora col cagnolino intona sottovoce arie d'opera, con un orecchio formidabile.Quando se ne va, la proprietaria si avvicina e fa:" sentito che voce la nostra soprano "D***"?
X
La notte è silenziosa e le zanzare tollerabilmente mordaci. L'aria è ferma e pesante. Cado in un sonno profondo.  
XI
Un gallo mi sveglia:  acqua sulla faccia, caffè volante e sto già pedalando di nuovo, ma non mi lascerò catturare da Mantova l'ammaliatrice. Il prossimo appuntamento è con Virgilio:il suo monumento ha un'aria domestica e familiare.
La campagna si apre sempre più all'abbraccio con il Po, di cui vedo ormai il profilo degli argini rialzati. Una targa mi colpisce: alcuni ladri e razziatori sono stati appesi non lontano da qui: "law and order" era la parola d'ordine di Radetzky, che valeva sui due lati del fiume.
XII
Sotto le volte amichevoli della via centrale a San Benedetto oggi è mercato, c'è un sacco di gente.
Seduto al bar ascolto le chiacchiere più varie: risuonano qui da secoli.
Ma per trovare ancora un po' di refrigerio meglio fermarsi in una qualsiasi melonaia.
Al riparo dal sole  ,con una fetta di succulento melone  , il viaggio riacquista tutto il suo smalto:
il proprietario è avvezzo a chiacchierare con gli avventori, e poi non è di tutti i giorni di poter parlare con un povero letterato in bicicletta.
XIII
Ancora canali e ancora campagna a perdita d'occhio. Nelle ore del più profondo pomeriggio saluterò i miei antenati sepolti nel tranquillo cimitero di Santa Caterina di Concordia: la missione è compiuta e mando a loro un pensiero di affetto e simpatia. Loro che tra mille avventure trasportavano carri pieni di botti di vino da qui a Brescia in tutte le stagioni.
G.G.
REQUIEM (1958)


1


Giacomo Mantovani era un ricco possidente terriero, qualificato perciò per tirarsi addosso tutto l'odio dei contadini e dei braccianti che da quelle parti si sa non nutrono eccessiva simpatia verso i latifondisti. Ma non crediate di vedere in lui un tiranno superbo e vessatore , da trattare gli altri come tanti schiavi; egli seguiva di qua e di là i mercati, vendeva i prodotti della sua terra, viaggiava in automobile e abitava alla Villa, una casa che stava a metà tra il palazzotto e la fattoria, non troppo di lusso , ma ben fornita delle comodità del nostro secolo, ereditata da lui alla morte del padre, che come ultimo consiglio gli aveva sussurrato con quel po' di fiato che gli restava:"Lo dico per il tuo bene, non interessarti di politica", forte della sua esperienza , per cui molti anni addietro si era buscato una palla in una gamba, lui tenace conservatore.


2


Ora correva tempo di camicia nera e di aviofauna imperiale, ma Giacomo M non se ne curava, più per dimenticanza e trascuratezza che per i consigli del defunto genitore. Quando gli chiedevano soldi per il partito , pagava e buonanotte, in pace con tutti. E giunta la guerra leggeva la mattina i titoli neri sul "Corriere" delle prodezze del nostro esercito. Tutto qui, mangiare e badare ai fatti propri, non conosceva metodo migliore.


                                                                °°°


3


Alcuni colpi picchiati alla porta: Giacomo svegliatosi, guardò l'orologio che campeggiava imponente nella penombra.: le 2 di notte! E chi era mai? Si vestì in fretta, e andò alla porta… poi, non ricordava bene, un gran vociare, una botta sulla testa, era svenuto, e ora rinveniva pesto e dolente tra canne, lungo un canale, mentre in cielo la luna correva tra le nubi che ogni tanto ne celavano la luce.


E mentre gli gridavano:-Porco!- oppure :-Ora te la facciamo pagare cara, fascista!- piovvero altri pugni e calci, mentre il fiato gli mancava, e i calci nel ventre lo facevano lacrimare. Tentò di biascicare qualche parola, ma queste ultime furono coperte dal vociare , atterrito com'era, con il cuore che batteva forte e un nervosismo terribile che lo faceva rabbrividire. Poi uno lo fece stramazzare al suolo, e mentre rotolava, sentì alcuni spari e dolori lancinanti, poi più niente…


                                                                °°°


Le anatre lasciavano le paludi, le vigne erano ormai state alleggerite dei loro frutti autunnali, la terra arata e seminata si preparava per il lungo letargo invernale. Un fattore scavava nella terra umida per la  pioggia caduta la notte i buchi per una lunga rete di filo spinato, appena comprata, quando la vanga urtò contro qualcosa sottoterra; il contadino gettò una occhiata priva di interesse preparandosi a togliere quel fastidioso sasso che gli impediva di scavare più a fondo, e ad un tratto rimase stupito ed atterrito:


"Porca miseria! Ma è un … teschio!" Le meditazioni non si addicono a un onesto lavoratore dei campi, e anche costui, naturalissimo, pensò subito ai carabinieri…


                                                              °°°


I carabinieri giunsero molto presto, non succedeva niente da quelle parti e un teschio poteva , anzi doveva metterli in subbuglio. Si terminò lo scavo e lo scheletro , riesumato, fu sepolto nel piccolo cimitero, da quelle parti.


-Ma chi è mai?- si domandava una lavandaia il giorno dopo,


-Booh! L'avranno ammazzato durante la guerra, ha un buco così , nella testa…


-Che sia il Signor Giacomo, che no se ne è mai più saputo niente?


-No, quello è scappato in Svizzera coi milioni.


Un rivoletto d'acqua sporca scivolava lungo l'aia, i bambini si rincorrevano come sempre lungo una carreggiata, ai bordi di un fosso colmo di foglie secche, mentre l'ultimo sole ancora una volta veniva offuscato dalle sempre più numerose nuvole grigie.

 
2 raccontiultima modifica: 2005-01-08T17:10:59+01:00da giorgiogoldoni
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